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    Pedaggio urbano. Dove e come funziona

    Nel recente post dedicato al park and ride, abbiamo fatto cenno al fatto che in alcune città, per combattere il sovraffollamento delle auto in centro, è stata introdotta una misura denominata “congestion charge”, in italiano pedaggio urbano.

    Sembra che la prima metropoli nella quale questa misura è stata introdotta sia stata, nel lontano 1975, la città-stato di Singapore; da allora, anche in conseguenza del continuo incremento del numero di veicoli in circolazione, questo pedaggio per l’ingresso nel centro città ha visto aumentare il numero di municipi che l’hanno adottato, spesso tra polemiche roventi e in combinazione con altre misure volte ad incrementare i mezzi pubblici e il loro utilizzo.Tecnicamente, il pedaggio urbano consente, con l’acquisto di un biglietto di ingresso, agli automobilisti non residenti in una certa città o in certe zone della stessa città di potersi servire della sua rete stradale o di poter entrare nelle zone a traffico limitato, generalmente corrispondenti al centro storico della città.

    In Europa il caso più eclatante e spesso citato come modello è quello della capitale del Regno Unito: Londra, infatti, dopo lunghe sperimentazioni, ha introdotto il suo pedaggio urbano a partire dal febbraio 2003, con benefici che, in primo luogo, hanno riguardato la qualità dell’aria, migliorata, a volte anche in modo sensibile, a causa del diminuito numero di veicoli in transito. I costi, come molte cose nella capitale inglese, sono considerevoli: si parla infatti di 11,5 sterline per i pagamenti in anticipo e di 14 sterline per i pagamenti successivi al transito.Può essere interessante ricordare che però il primo esempio di congestion charge in Europa si è avuto sempre in Inghilterra, ma nella cittadina di Durham, meno di 50.000 abitanti, per tutelare il suo centro, che vanta ben due monumenti riconosciuti patrimonio dell’umanità dall’Unesco, dal traffico creato perlopiù dai numerosi turisti che vengono in visita.Sull’adozione del pedaggio urbano, come detto, vi sono sempre state tante polemiche, soprattutto circa la sua presunta inutilità in termini di abbattimento delle polveri sottili, o addirittura ritenendola una misura dannosa, soprattutto nelle aree ad alta vocazione commerciale.E’ però un dato di fatto che, generalmente, laddove la misura è stata adottata, successivamente gran parte della cittadinanza, interrogata in merito, ha condiviso l’esistenza di questo pedaggio, anche in termini di maggiore sicurezza e velocità nell’uso di mezzi di trasporto alternativi, quali bus, tram o biciclette.Ad esempio a Milano, la misura è stata introdotta fin dal 2008 e poi modificata nel 2012 (assumendo il nome di Area C), e vieta l’ingresso ai veicoli più inquinanti, mentre per i veicoli dei non residenti che intendono entrare nella cerchia di questa Area C il costo è di 5 euro giornalieri.

    Ovviamente, una misura di tal genere non poteva che incontrare il favore della popolazione negli stati del Nord Europa: Finlandia, Norvegia ma, soprattutto Svezia, hanno adottato varie tipologie di misure di contrasto al congestionamento dei centri storici e, in particolare, a Stoccolma la Congestion Tax (in lingua originale Trängselskatt i Stockholm) è operativa fin dal 2006.Come in quasi tutte le altre città di cui abbiamo parlato, il pedaggio generalmente non è attivo il sabato, la domenica e i giorni festivi: ciò che caratterizza la tassa della capitale svedese è che il suo importo varia a seconda delle ora in cui si entra e si esce dai varchi d’accesso: l’ingresso è infatti gratuito dalle 18.30 alle 6.29, dopodiché il costo varia dalle 11 alle 35 corone (corrispondenti a 1,20 – 3,50 euro), da pagare sia in entrata che in uscita; comunque, l’importo massimo che un veicolo può pagare giornalmente è fissato in 105 corone (poco più di 10 euro).Insomma, come il park and ride, così anche l’istituzione dei pedaggi urbani rappresenta una delle misure per stimolare la cosiddetta “mobilità sostenibile”, ovvero la combinazione dell’uso dei mezzi di trasporto con le esigenze di salvaguardia della salubrità dell’ambiente, in primis dell’aria che respiriamo. Si tratta perciò non di un semplice strumento per “fare cassa”, come sostengono i detrattori, ma una necessità per evitare che i nostri centri abitati si trasformino in vere e proprie “camere a gas”!!!

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